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STUDIO DELL’EPRC SUI RISCHI LEGATI AL TRASPORTO PUBBLICO IN GEORGIA

2026-08-18

La Georgia, considerata per decenni un indiscusso snodo di transito tra Oriente e Occidente, si trova ad affrontare gravi sfide geoeconomiche, secondo un nuovo rapporto del Centro per la Ricerca Economica (EPRC).

Lo studio dimostra che, in un contesto di crisi politica interna, deterioramento delle relazioni con l'Occidente e interruzioni infrastrutturali, il Paese potrebbe trasformarsi da corridoio regionale in un collo di bottiglia e zona a rischio.

Percorsi alternativi e progetti che aggirano la Georgia.

Secondo il rapporto, i partner internazionali, gli Stati Uniti e l'UE, hanno iniziato a lavorare attivamente per creare una nuova architettura dei trasporti nel Caucaso meridionale che aggiri la Georgia:

Corridoio TRIPP: l'accordo tra Azerbaigian e Armenia (la "Trump International Peace and Prosperity Route"), mediato dagli Stati Uniti, prevede la costruzione di un corridoio di trasporto ed energetico attraverso l'Armenia (nella tratta del Meghri). Il progetto, il cui completamento è previsto per il 2028, ridurrà del 25% i tempi di consegna delle merci in Turchia, creando una concorrenza diretta per la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars.

Mossa strategica dell'UE: le visite di alto livello di rappresentanti della Commissione europea a Baku e Yerevan (aggirando Tbilisi) hanno confermato la volontà di Bruxelles di finanziare la ricostruzione della tratta ferroviaria del Nakhchivan e delle infrastrutture di transito in Armenia, garantendo che i flussi commerciali eurasiatici non dipendano dalla Georgia, politicamente instabile.

Ostacoli allo sviluppo delle infrastrutture nazionali e la situazione ad Anaklia

Uno studio dell'EPRC evidenzia che, nonostante la crescente domanda per la rotta transcaspica, la Georgia non sta sfruttando appieno il suo potenziale logistico:

Crisi al porto di Anaklia: la costruzione del porto in acque profonde è ferma da anni. Dopo il fallimento delle trattative con un consorzio cinese, il governo è passato a un modello di "proprietà portuale", in cui le infrastrutture sono di proprietà statale, ma questo cambiamento ha esposto il bilancio al rischio di contrarre un ulteriore debito estero di 200 milioni di dollari.

Congestione dei porti esistenti: i porti di Poti e Batumi operano a pieno regime, ma a causa delle loro acque poco profonde non possono gestire navi di grandi dimensioni (come le Panamax), aumentando i costi e complicando il transito delle merci.

Dipendenza economica dalla Russia e congelamento dei finanziamenti occidentali

Lo studio analizza in dettaglio l'evoluzione dell'economia georgiana. Secondo i dati relativi al 2026, la dipendenza dalla Russia rimane elevata: la quota russa di prodotti petroliferi, gas naturale liquefatto e gas naturale importati è aumentata significativamente e il numero di aziende russe registrate nel paese ha superato le 46.000.

Inoltre, a causa dell'arretramento democratico e della retorica anti-occidentale, l'Unione Europea e la Germania hanno congelato centinaia di milioni di euro di aiuti di bilancio e per le infrastrutture.

Secondo l'EPRC, se la Georgia non riuscirà a ripristinare rapidamente il suo partenariato strategico con l'Occidente e a garantire un ambiente di transito trasparente e sicuro, il paese perderà definitivamente il suo ruolo storico e si troverà in una situazione di isolamento economico regionale.

Fonte: bm.ge